Premio nazionale di poesia dialettale 'Valente Faustini'

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Enrico Sperzagni, il fondatore 

Il Premio Faustini nasce all’inizio degli anni Settanta come espressione di un’esigenza culturale di molti, ma certamente l’anima dell’iniziativa fu il giornalista e poeta Enrico Sperzagni che ha poi guidato a lungo la sua creatura. Sperzagni è morto il 2 marzo 2001 all’età di 91 anni. Era nato il 14 dicembre 1909 a Torino, da padre piacentino e da madre torinese. All’età di quattro anni si trasferì con la famiglia a Piacenza e trascorse la sua infanzia nella zona  di viale Beverora dove ambientò molte sue poesie.

Ancor giovane fece parte della Filodrammatica  Piacentina. Prese parte alla guerra d’Etiopia e  alla seconda mondiale sopportando anche la prigionia. Rientrato in Italia nel 1946, dopo aver lavorato nel settore commerciale, passò al giornalismo nel 1950 fondando il mensile “Cronache padane” che diresse per 27 anni.  Nel 1972 fondò il “Premio Nazionale Faustini” per il dialetto mentre per le poesie in lingua ha creato il premio Giacinto di Stefano per ricordare l’amico scomparso.  Sperzagni ha legato il suo nome ad alcune importanti pubblicazioni.

Nel 1992 con Alfredo Bazzani  ha scritto “Storia della Filodrammatica Piacentina”; importanti sono le sue raccolte poetiche: “Poesie dialettali” (1970), “Poesie del Duré” (1981), seconda edizione delle “Poesie del Duré” (1991), “Poesie dialettali” (1997). Ha inoltre tradotto dal milanese la  commedia “L’eredità del Felis”.

Enrico Sperzagni è stato giornalista, filodrammatico e poeta. In tutte queste sue attività ha messo molta passione raggiungendo, soprattutto nella poesia, risultati ragguardevoli. Pensiamo, tuttavia, che gli spetti un posto di primo piano soprattutto tra i poeti dialettali del Novecento. E’ stato in particolare un esponente di rilievo di quella pattuglia di nostri cantori che si è espressa nella seconda metà del secolo scorso. La sua poesia può essere avvicinata con due chiavi di lettura: Sperzagni è stato un lirico ed un testimone.

Con le sue raccolte di poesie ci ha parlato soprattutto della “rassa dal Duré”, la generazione che nei primi decenni del XX secolo ha trascorso la propria adolescenza sulle sponde del Due Rivi, nella zona di viale Beverora, quando ancora  vi era un rivo urbano scoperto. Il poeta ha documentato, con l’aiuto della poesia, i suoi tempi.

Poi vi era il suo interesse per il dialetto:  in una sua opera scrive: “Per quel che mi riguarda, ho tentato di far poesia con il vernacolo piacentino, considerandolo una vera e propria lingua, liberandolo (ammesso che ci sia riuscito) dall’usanza secolare di farne un pretesto per il divertimento immediato dell’ascoltatore e del lettore”.

Credeva tanto nel dialetto da promuovere il Premio nazionale di poesia dialettale Valente Faustini che ha fatto di Piacenza per  questo genere un punto di riferimento. Nei suoi libri in genere ha sempre voluto inserire anche la traduzione in quanto non voleva che il dialetto fosse solo per pochi, magari per i vecchi, ma per tutti, soprattutto i giovani. Non a caso accettò più volte l’invito di scolaresche o partecipò ad iniziative che avevano finalità didattiche. Sapeva che la lingua dei nostri padri sarebbe stata capace, meglio di altre, di tramandare i valori della nostra tradizione e su questa linea si è sempre impegnato non solo come poeta ma anche come divulgatore.